San Domenico
I tempi di San Domenico erano gli anni cupi del medioevo a cavallo dell’anno mille dalla nascita di Cristo, epoca in cui si attendeva da un momento all’altro il giudizio universale e la fine dei tempi: “mille e non più mille”. Per questo fu un’epoca violenta e superstiziosa. San Domenico nacque a Foligno nel 951 ma si pensa si sia formato, come uomo di religione e di medicina, a Sora, dove fonderà anche un monastero.
Forte dei suoi studi di medicina ed erboristeria, Domenico viaggerà attraverso l’Italia centrale, allora terre remote di foreste e villaggi circondati da animali selvaggi, tanto che
Boccaccio, nel Decameron, non esiterà a definire l’Abruzzo come il confine del mondo civile:
“E quante miglia ci ha?
Maso rispose: - Haccene più di millanta, che tutta notte canta.
Disse Calandrino: - Dunque dee egli essere più là che Abruzzi”.
San Domenico viaggiò attraverso la marsica, la conca peligna e nel chietino, ovunque lasciando un’impronta forte nelle memoria della popolazione. Oggi sono decine i paesi che celebrano
il Santo, venerato per i suoi miracoli che si sono tramandati nei secoli come aneddoti sulle sue guarigioni e sulle sue virtù.
All’epoca, il lavoro nei campi e nei boschi esponeva le persone all’incontro con gli animali dai quali a volte si poteva venire morsicati. Serpenti, insetti, lupi e cani rabbiosi
potevano provocare ferite infette per le quali non si conosceva rimedio. Pare che San Domenico conoscesse le cure mediche per questi mali, infatti oggi è ricordato come il protettore
dai morsi di animali.
Nei secoli sono state tramandate oralmente le storie e i miracoli del santo tanto da far nascere il culto, tra il sacro e il profano, degli animali stessi a cui Domenico è legato. Così a Cucullo durante la festa del primo giovedì di maggio si copre di serpi la statua del santo, mentre a Pretoro, la prima domenica di maggio si celebra, attraverso una rappresentazione teatrale, il miracolo del lupo.
La rappresentazione di Pretoro si svolge in un’area precisa del paese, dove gli attori, tre adulti e un bambino, mettono in scena il miracolo. Il bambino è un neonato, l’ultimo bambino
maschio nato in paese. In effetti gli attori sono tutti maschi, secondo gli antichi canoni teatrali anche la moglie del boscaiolo è un uomo travestito da donna. La storia narra un noto
miracolo del santo che pare abbia avuto la capacità di obbligare un lupo affamato a restituire il bambino rapito sotto gli occhi dei genitori, che ringrazieranno Domenico giurandogli
eterna devozione. L’intera storia è narrata da una voce fuori campo in lingua dialettale, mentre gli attori inscenano la vicenda.
Ogni anno a Pretoro giungono migliaia di visitatori per assistere alla rievocazione del miracolo de “lu lope”.

